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May 14

Tra Musica&Razzismo

Southern Man, capolavoro del chitarrista canadese Neil Young  tra assoli vibranti & riff taglienti delinea un affresco sociale duro e critico dell’America del tempo.
La canzone, ambientata tra i campi di cotone è emblema del razzismo dilagante nell’ America del sud nella quale Young apre gli occhi di fronte ad una tradizione secolare come quella dello sfruttamento dei neri da parte dei padroni.

Nella melodia così coinvolgente appare tutta l’indignazione di fronte a fenomeni di vera schiavitù e con veemenza si chiede “Southern man when will you pay them back?”ossia quando arriverà il momento nel quale finalmente a queste persone verranno riconosciute dignità, libertà e anche denaro per il duro lavoro svolto.

Il razzismo soprattutto nel sud America è un problema radicato e profondo non superato nonostante anni di lotte sociali e progresso e come già scritto su OndaRock , Neil Young  dà vita ad un’ “invettiva sferzante contro la mentalità del sud, contro l'ottusità di un razzismo incistito fino alla radice dell'anima” .
Ora però una riflessione sorge spontanea alla luce della politica italiana sull’immigrazione che sta facendo discutere l’Europa e ha spaccato l’opinione popolare.
è interessante fare il parallelo tra due realtà così diverse e lontane, perché alla fine nonostante questi mondi siano così separati ci si rende conto che il problema del razzismo anche in Italia nel 2009 esiste ed è preponderante, camuffato e nascosto sotto un velo di ipocrisia e di leggi anti immigrazione.
Probabilmente l’ignoranza non aiuta e l’informazione è celata: infatti è significativo come molti ragazzi trovino nell’Italia l’unica via di salvezza:
"Sono venuto qui in Italia per salvarmi la vita” dice un egziziano in un’intervista di qualche anno fa, “Spesso capitava che dovevo lavorare qualche ora in più. lo non avevo pensione, tredicesima, malattia, festivo.. Dato che noi siamo venuti qui per salvarci la vita, accettiamo tutto. Pure se sono tante ore, 13, 14, 15, 16 e pochi soldi” e infine aggiunge con un velo di malinconia , “Amici italiani? Questo è un problema. Sarebbe bello mischiare il carattere nostro e il vostro. Purtroppo, pure se dicono che l'Italia è un paese democratico, io esco con tutta gente del mio paese. C'è un muro tra voi e noi!"
Molti ragazzi scappano da guerre, da una povertà dilagante, da condizioni insostenibili eppure c’è chi ancora ha il coraggio di dire che “Marina e Finanza si dovranno schierare a difesa delle coste e usare il cannone. O con le buone o con le cattive i clandestini vanno cacciati” come ha apostrofato Bossi..
Si tratta di un razzismo diverso nella forma e nei “contenuti” anche rispetto alla canzone sopra citata, ma il punto è il medesimo, la svalutazione e l’ostacolamento, se non proprio la denigrazione  del prossimo, del “diverso”.
L’Italia non può dimenticare le sue origini ospitali, eppure tralascia di ricordare come gli italiani stessi siano emigrati per trovare fortuna e abbiano sofferto le condizioni di un paese nuovo; sicuramente tutto si semplificherebbe con un confronto solidale dato che un altro ragazzo ad un’intervista sottolinea come “se riuscissimo a sentirci più accettati, se la gente ci guardasse senza diffidenza, potremmo riuscire a sentirci davvero parte integrante di un paese che non è il nostro”, posizione distante anni luce rispetto a dichiarazioni come “I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka”  o “Sempre mi è parso nobile l'indigeno e insulso l'immigrato” come detto rispettivamente da Giancarlo Gentilini e Karen Blixen.
Probabilmente c’è paura ma questa è dettata dalla diffidenza, dalla disinformazione, dello scetticismo, condizioni con le  quali è impossibile instaurare un qualsiasi tipo di rapporto civile e umano.
Su tutto ciò bisogna riflettere perché il razzismo, che sia da parte di un Southern man o da parte di un benemerito italiano è da deplorare e condannare.

April 25

25Aprile

“Siamo noi che dobbiamo continuare l’opera di quelle persone che hanno dato se stesse per la liberazione d’ Italia” affermava stamane una bimba con vigore quasi epico.
Forse questa è stata l’emozione più forte che ho provato oggi alla manifestazione per il 25 aprile.
Sentendo queste parole così forti ho capito che forse non tutto è perduto.
Ormai la memoria si sa, viene dissacrata e svilita da parte di individui che ledono all’immagine del passato senza ritegno e purtroppo la conseguenza più triste è che i giovani non ricordino più le origini e la storia.
Probabilmente non viene instillata sufficientemente la coscienza dell’onore e del rispetto e l’equiparare i repubblichini ai partigiani che sono l’orgoglio del nostro paese è un atto assolutamente ignobile.
Così si rischia di non distinguere bene e male  giusto e sbagliato creando equivoci spiacevoli..
Bisognerebbe che ci fossero più ragazzi volitivi nel conoscere e apprezzare le gesta della liberazione, che ci fosse una partecipazione maggiore ma seppur questo processo sembra estinguersi con il passare degli anni, d’altro canto oggi ho visto ragazzi sorridenti e attenti alle parole che venivano proferite da ex partigiani, giovani che si adoperavano per l’informazione e l’organizzazione amalgamandosi con la folla festante..
Gli sguardi che si intrecciavano tra diverse generazioni mostravano come sia profonda questa giornata e come il testimone debba essere tramandato.
Perché oggi, il 25 Aprile è una festa, una gioia da vivere assieme ricordando tutti coloro che si sono battuti sprezzanti del nemico  per un ideale supremo, la libertà, ma soprattutto facendo si che le nuove generazioni tengano viva questa fiamma che è simbolo di uguaglianza, giustizia e pace.

April 13

Il fascismo secondo Pasolini

-..Scusate la prolungata assenza..-

Leggo Pasolini.
Notare l'attualità delle sue parole è stato impressionante.

Cambiando epoca storica, sostituendo personaggi,mezzi,eventi si vede tra le righe la grandezza di questo uomo.
Pasolini nel suo cerebrale, finissimo mondo, ha sempre scovato nella realtà i segni premonitori di un futuro più o meno immediato.
Con una dote fuori dal comune e con straordinaria lungimiranza ha percepito i contrasti,le diatribe,le incomprensioni, interpretando e analizzando le situazioni alla luce dei fatti,proponendo però risvolti profondi e acuti,volti ad una riflessione non immediata ma essenzialmente giusta.

In particolare in questo articolo si delineano chiaramente i tratti del nuovo fascismo,quello del monopolio televisivo, realtà applicabile sia negli anni 70 quanto al nostro presente.
Pare quasi sia stata scritta oggi questa “lettera aperta” ed è incredibile quanto possa essere applicabile alla società contemporanea..
Buona Lettura e se vi và naturalmente dite la vostra..
Un Saluto..

“Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè - come dicevo - i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.

L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che “omologava” gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale “omologatore” che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?

No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i “figli di papà”, i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari - umiliati - cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di “studente”. Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell’adeguarsi al modello “televisivo” - che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale - diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre”.

      Pier Paolo Pasolini

November 21

La Storia Non Si Cancella

La Storia pare essere scritta a matita, di un tratto leggero, delebile, quasi invisibile.
Tutti noi siamo coscienti delle stragi passate, di tutte le tragedie che si sono succedute in questi anni.
Però, pare che ci siano i soliti cervelluti , classiche persone disumane, che rinnegano l’evidente, scherniscono fatti storici.
Pensieri non collegati, pensieri sparsi.
“La Shoah non è mai esistita.”
“Non è colpa nostra a piazza Fontana.”
“La bomba alla stazione di Bologna non l’abbiamo messa noi.”
Illogicità.
La storia,nonostante uomini come questi parla chiaro anche se si continua con rinnegamenti, depistaggi, o indizi infangati.
Però ci sono prove schiaccianti, testimonianze toccanti e c’è il dolore di coloro che sono rimasti a piangere le vittime, un qualcosa che nonostante processi assolutori o nonostante una memoria che tende a dimenticare, non si cancellerà mai.
Perché voi, gente che sotto un sogghigno negate l’evidente e vi beffate della Storia non potrete mai eliminare il ricordo di tutti quelli che con violenza avete fatto fuori.

November 19

Anna Non C'è

I
l loro nome si richiama a quello dei 99 Posse, uno storico gruppo che si è sciolto nel 2005, legato ai centri sociali. Con loro, però, non hanno niente a che vedere: la musica dei 99 Fosse è di chiaro stampo antisemita, auspica la morte degli ebrei e deride la Shoah e i campi di sterminio. Le loro canzoni sono apparse recentemente su Youtube, ma possono anche contare su un sito dedicato nella community di Netlog, con tanto di fan riconoscibili dai nick e dalle foto di ispirazione fascista: da Forza Nuova Macerata a PrincipeNeroFN, passando per Sasha Sieg Heil.

Ad esaltarli e lodarli ci pensano anche quanti si riuniscono nella sezione italiana del forum neonazista "Storm Front": sito registrato in America, che espone in homepage una croce celtica e la scritta, in inglese, "orgoglio bianco mondiale". Il suo fondatore, Don Black, è un ex leader del Ku Klux Klan.

A caricare le canzoni antisemite dei 99 Fosse su Youtube è stato un utente italiano che si firma come "Karl Gebhardt": era il nome del medico personale di Heinrich Himmler, ministro dell'Interno del Reich, noto per condurre esperimenti nel campo di concentramento femminile di Ravensbrück, utilizzando come cavie le prigioniere polacche e russe.

L'album dei 99 Fosse, mai pubblicato e circolato clandestinamente nei circuiti della destra estrema e degli skinhead a partire dalla fine degli anni Novanta, si intitola "Zyclon B", proprio come il veleno usato dai nazisti per sterminare gli ebrei nelle camere a gas. Le canzoni hanno una forte connotazione antisemita, e utilizzano melodie di brani noti. Uno di questi è "Anna non c'è", riscrittura di "Laura non c'è" di Nek. Parlando di Anna Frank, la canzone recita: "Anna non c'è, è andata via. L'hanno trovata a casa sua, nella soffitta di Amsterdam, ora è sul treno per Buchenwald".

Altri titoli sono: Himmler (basato su "Gianna" di Rino Gaetano), Nati sotto la stella di David (da "Nata sotto il segno dei pesci" di Venditti), ma anche "Azzurro" e "Alba Chiara". Tutte le canzoni sono liberamente consultabili, da sabato scorso, su Youtube. Già nei mesi passati, comunque, alcuni di questi brani erano stati rimossi, dopo le proteste degli internauti (ogni video può essere segnalato agli amministratori della piattaforma, se viola le regole della community).

Ma sul forum Storm Front non mancano i numerosi commenti di chi esalta i testi di questo gruppo, definito "fra i più divertenti dell'area alternativa italiana". C'è chi sostiene la necessità di far parlare i revisionisti ("Se solo gli venisse aperta la bocca e non venissero repressi da istituzioni, università ecc.., a quest'ora l'olocausto sarebbe già diventato un mito per tutta l'umanità"); chi sostiene che il diario di Anna Frank fosse un falso ("Probabilmente è stato scritto per sensibilizzare la gente sui 'bravi ebrei'); c'è poi qualcuno che avanza delle perplessità: "Carine queste canzoni. Anche se sembrano un po' deridere certi avvenimenti: hanno sicuramente ragione a dire quel che dicono, ma così facendo rendono poco credibili coloro che cercano, in modo serio, di smontare alcuni luoghi comuni duri a morire, come l'Olocausto".

Naturalmente le tesi revisionistiche sono quelle che vanno per la maggiore: "La storiella della camere a gas serve solo ad alimentare il mito antirazzista e le fantasie sadiche di qualche pervertito", si legge sul forum. Per quanto riguarda l'identità dei 99 Fosse, un commentatore racconta che il cantante è stato visto "in un concerto skin, a Roma". "Ovviamente - dice - può cantare solo in posti sicuri, fra gente intima".

Duro il commento di Leone Paserman, presidente della Fondazione museo della Shoah, che si dice "sconvolto": "Di fronte a questi testi sono senza parole. Stiamo scendendo al fondo. Siamo davanti ad una palese apologia del nazismo, all'irrisione dei milioni di vittime morte nei campi di concentramento. Non riesco a capire come la gente possa tollerare frasi del genere". Paserman auspica anche un intervento della polizia postale: "Mi documenterò su questo gruppo, perché sono pronto a presentare una denuncia".

Per il portavoce della comunità ebraica di Milano, Yasha Reibman, "ci sono delle leggi che andrebbero applicate, come quella di apologia del fascismo: siamo in un Paese dove questo non sempre avviene, e non solo per questa materia". Per Reibman, internet, che "ha il potere di superare qualsiasi tipo di controllo", può anche "trasformarsi in una cloaca": un luogo "dove si può trovare il peggio dell'umanità".

"L'antisemitismo - aggiunge l'esponente della comunità - è la patologia umana che impedisce alle persone di incontrare gli altri, tra cui gli ebrei. Certi pregiudizi esistono ancora, e non sono per nulla sorpreso: barzellette o temi del genere circolano ancora oggi in determinati ambienti". La vicenda, spiega Reibman, sarà discussa dalla comunità ebraica milanese, che valuterà se procedere con una denuncia.

Marco Pasqua,L Repubblica

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..SpaziO D' AriA,Dite La Vostra..
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Carmen B.wrote:
Apr. 22
Carmen B.wrote:
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Carmen B.wrote:

 

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Jan. 11
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